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IL
PRESIDENTE
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Prot.
N. 92 |
Roma, 28 febbraio 2003 |
On.le
SILVIO BERLUSCONI
Presidente
Consiglio dei Ministri
Roma
Illustre
Presidente,
mi
permetto di inviarLe la seguente nota, a seguito della decisione unanime
del Consiglio direttivo dell’UPI e dell’Assemblea dei Presidenti di
Provincia del 19 febbraio scorso.
L’approvazione
della legge finanziaria 2003, come Lei certamente saprà, ha determinato l’apertura
di numerosi problemi sul fronte della finanza provinciale.
L’Unione
delle Province d’Italia è intervenuta, nel corso dell’iter
parlamentare che ha condotto all’approvazione definitiva della legge,
più volte ed in più sedi, al fine di rappresentare le forti difficoltà
che la manovra di bilancio avrebbe determinato del sistema delle autonomie
locali, e delle Province in particolare. Tali difficoltà sono da ultimo
state riassunte in un documento di osservazioni sulla legge finanziaria
2003, elaborato insieme all’ANCI, che Le abbiamo già inviato.
In
questa occasione, Le segnaliamo 3 questioni che meritano una sua
particolare attenzione.
1.
In via preliminare, la questione relativa al patto di stabilità 2002,
che riteniamo assai lesiva della dignità di tutte le Province. E’
rimasto immutato il meccanismo di calcolo del disavanzo utile ai fini
del rispetto del patto di stabilità interno 2002: lo scorso anno le
Province hanno dovuto calcolare l’equilibrio dei loro bilanci
includendo le spese correnti dovute a nuove funzioni trasferite e/o
delegate, ed escludendo invece i relativi trasferimenti statali e/o
regionali. Nonostante i tentativi di far comprendere l’assurdità di
tale meccanismo, l’emendamento da noi proposto non è stato accolto.
Il risultato è il seguente: mentre nel 2001 il 90% circa delle
Province ha certificato la propria virtuosità, la stessa percentuale
si trova ora, per l’esercizio 2002, sostanzialmente fuori dal patto
di stabilità interno, pur avendone formalmente rispettato la ratio. L’evidente
errore di impostazione contabile si evidenzia, peraltro, verificando
che solo le Province delle Regioni a statuto speciale (che hanno
conosciuto un processo di decentramento amministrativo risibile
rispetto a quelle delle regioni ordinarie) hanno potuto formalmente
dichiararsi virtuose.
2.
In secondo luogo, per quanto riguarda il patto di stabilità 2003
relativamente sui costi contrattuali che su di esso avranno effetto,
ci preme ricordare l’accordo che il Governo ha siglato con le
Organizzazioni Sindacali nel febbraio 2002, con il quale si è
sostanzialmente determinato un innalzamento della base iniziale di
contrattazione per tutti i comparti, con il risultato di far pesare
sui bilanci degli enti locali accordi presi da altri. Ritengo
opportuno che il Governo si faccia carico di questo ulteriore
incremento (pari allo 0.99% solo per il 2003) e garantisca alle
Province l’esclusione di tali costi dal calcolo del disavanzo.
3.
Infine, ci permettiamo di sottoporre alla Sua attenzione quanto
stabilito dall’art. 31, comma 12, lett. b) della legge 289/02, con
cui il Governo interviene retroattivamente su bilanci già chiusi,
recuperando somme finora non recuperate per incapienza o insufficienza
di trasferimenti erariali. Ferma restando la dubbia legittimità di
tale operazione, ci preme sottolinearLe che il recupero non rateizzato
di tali ingenti somme determinerà senza dubbio la paralisi delle
Province interessate da tale manovra.
E’
di tutta evidenza che se queste questioni, che per le Province rivestono
importanza vitale, non troveranno adeguata attenzione da parte del Governo
nazionale, non potranno essere assolutamente garantiti il livello e l’efficienza
di servizi finora erogati dalle Province.
Confidiamo,
ancora una volta, nella Sua sensibilità ed attenzione e restiamo
fiduciosi di poter avere da Lei, finalmente, un cenno di riscontro a
questa nostra lettera.
Lorenzo
Ria
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